Non ho capito per quale motivo noi si debba avere sempre gli appelli che si accavallano.
L'esame x il giorno 20, primo appello
L'esame y il giorno 22, primo appello
L'esame z il 25, primo appello.
Giustamente quel che si può pensare è:
Sarà mica solo questa la data, eddai...
Già, in effetti c'è (di solito) anche una seconda data utile.A 10 giorni dalla prima.
Grande utilità.
Uno così impara a far lievitare il tempo, quello notturno in particolare.
A giurisprudenza spesso non abbiamo cose trascendentali da capire.In compenso è la mole di studio a rendere incompatibile la preparazione di tre esami (ad esempio) con il tempo materiale che si ha per farlo.
Sì perchè magari il primo appello dell'esame x, se orale, slitta di un paio di giorni, compromettendo la possibilità di sostenere l'esame y.
Poi, nell'incertezza più assoluta e ammesso uno ci riesca, si può tentare l'esame z.
Supponiamo che la persona media abbia dato alla prima data utile l'esame x e voglia sostenere, usando la seconda data utile, l'esame z.
Manca l'esame y.
Come si può fare, accidenti?
Si prova ad infilare questo terzo incomodo tra due colleghi, nel giro di 10-15 giorni.
I risultati?
Beh, sono abbastanza prevedibili.
Penoso poi notare come gli appelli per gli esami "arretrati" cadano, fatalità, in esatta corrispondenza con i "nuovi" esami,quelli che si dovrebbero sostenere secondo il piano di studi e l'anno di frequenza, per intenderci.
Alle volte si rasenta la precisione svizzera, con gli appelli esattamente sovrapposti per giorno ed ora.
Tutte cose che, se non ci fossero, bisognerebbe inventare.
Vivo con il perenne sospetto che lo facciano di proposito, che sia una cosa studiata.
Meno esami dati = aumenta la permanenza all'università = più tasse.
Io sono anche una persona gretta, non siesco a convincermi del fatto che si parli di cultura e non di salame al banco macelleria.
Non mi piace neppure come le cose vengono gestite altrove, con la possibilità di dare lo stesso esame infinite volte.Mi pare una presa in giro.
Il superamento dell'esame diventa un calcolo brobabilistico, basato sulla quantità.
Non sarebbe mica possibile avere una sana via di mezzo, magari uniforme e senza "aggiustamenti sottobanco" in tutta la nostra benedetta penisola?
No perchè, diciamolo, le cose impostate così sono solo una fragorosa presa per il culo.
mercoledì 18 febbraio 2009
lunedì 16 febbraio 2009
Diritto romano 1
Appello di diritto romano.
Ore 9.00 = esame scritto
ore 9.25 = arrivano il professore e i suoi sgherri (in ritardo)
ore 9.40 = inizia l'esame
Un centinaio gli avventurieri presenti.Viene comunicato che i risultati usciranno il giorno successivo, con conseguente esame orale.
Se non ci si presenterà all'orale addio scritto.
Ore 11.15 = l'esame termina.
Alcuni vanno a casa.Altri, i più smaliziati, rimangono in attesa.
Ore 16.30 = escono i risultati dell'esame.
"Gli orali inizieranno alle ore 17.30". Del giorno stesso.
Erano partiti in cento, ne rimangono 15.
Di questi 8 sono risultati idonei all'orale, gli altri sette sono ammessi come "riserve".
L'isteria dilaga.
Gli idonei spettano al professore, le riserve sono lasciate agonizzare con gli sgherri.Solo una sopravviverà, passando l'esame con un 19.
E' un po' il gioco del gatto con il topo.
Se sei una riserva non ti presenti, ne va della tua autostima,sei lì solo per vedere minata la tua integrità mentale.
Di idonei ne vengono falciati 2, tra i fortunati uno si porta a casa un 25.
Luigi ama ripetere che c'è chi nasce vincente e, inevitabilmente, chi nasce perdente.
La maggioranza.
Ne è così convinto da dispensare amorevolmente questa massima agli interessati, apostrofandoli anche con commenti tanto sagaci quanto folkloristici.
D'altronde può permetterselo, Luigi.
E' molto competente, preparatissimo nel suo ambito.
La cosa positiva è che non ho partecipato alla mattanza.
Sto vigliaccamente posticipando questo momento, consapevole che prima o poi toccherà anche a me.
Ore 9.00 = esame scritto
ore 9.25 = arrivano il professore e i suoi sgherri (in ritardo)
ore 9.40 = inizia l'esame
Un centinaio gli avventurieri presenti.Viene comunicato che i risultati usciranno il giorno successivo, con conseguente esame orale.
Se non ci si presenterà all'orale addio scritto.
Ore 11.15 = l'esame termina.
Alcuni vanno a casa.Altri, i più smaliziati, rimangono in attesa.
Ore 16.30 = escono i risultati dell'esame.
"Gli orali inizieranno alle ore 17.30". Del giorno stesso.
Erano partiti in cento, ne rimangono 15.
Di questi 8 sono risultati idonei all'orale, gli altri sette sono ammessi come "riserve".
L'isteria dilaga.
Gli idonei spettano al professore, le riserve sono lasciate agonizzare con gli sgherri.Solo una sopravviverà, passando l'esame con un 19.
E' un po' il gioco del gatto con il topo.
Se sei una riserva non ti presenti, ne va della tua autostima,sei lì solo per vedere minata la tua integrità mentale.
Di idonei ne vengono falciati 2, tra i fortunati uno si porta a casa un 25.
Luigi ama ripetere che c'è chi nasce vincente e, inevitabilmente, chi nasce perdente.
La maggioranza.
Ne è così convinto da dispensare amorevolmente questa massima agli interessati, apostrofandoli anche con commenti tanto sagaci quanto folkloristici.
D'altronde può permetterselo, Luigi.
E' molto competente, preparatissimo nel suo ambito.
La cosa positiva è che non ho partecipato alla mattanza.
Sto vigliaccamente posticipando questo momento, consapevole che prima o poi toccherà anche a me.
Sedi staccate
Non ho mai capito il perché delle sedi staccate.
Anche noi ne abbiamo una, ovviamente.
Che vuol dire, esattamente, sede staccata?
Da noi i professori non sono gli stessi.
I programmi non sono spesso, di conseguenza, gli stessi.
La città non è, ovviamente, la stessa.
Ma allora a che serve una sede staccata?
La sede staccata è polivalente.
Aumenta la fruibilità del servizio agli studenti-clienti.
Serve a far girare un bel po' di soldi, specialmente se si riesce a piazzarci un policlinico.
Serve a piazzare poltrone.
E' funzionale alla sopravvivenza di un sistema di potere finanziario molto contiguo, spesso, al potere politico locale.Una certa forma di gestione feudale del territorio, alla faccia delle sue reali esigenze, non è mai morta.
Specialmente se c'è qualcuno pronto a mettere la marca in cassa.
Si potrebbe sempre dire che questa è una visione negativa del problema, che nessuno vede l'apporto costruttivo dato da queste fondazioni bancarie per
la valorizzazione del territorio, ristrutturazioni e quant'altro.
I finanziatori magari hanno fatto i consulenti, poi i ministri e, per amor di cultura, i professori universitari a loro volta.
Gente di spessore.
Anche noi ne abbiamo una, ovviamente.
Che vuol dire, esattamente, sede staccata?
Da noi i professori non sono gli stessi.
I programmi non sono spesso, di conseguenza, gli stessi.
La città non è, ovviamente, la stessa.
Ma allora a che serve una sede staccata?
La sede staccata è polivalente.
Aumenta la fruibilità del servizio agli studenti-clienti.
Serve a far girare un bel po' di soldi, specialmente se si riesce a piazzarci un policlinico.
Serve a piazzare poltrone.
E' funzionale alla sopravvivenza di un sistema di potere finanziario molto contiguo, spesso, al potere politico locale.Una certa forma di gestione feudale del territorio, alla faccia delle sue reali esigenze, non è mai morta.
Specialmente se c'è qualcuno pronto a mettere la marca in cassa.
Si potrebbe sempre dire che questa è una visione negativa del problema, che nessuno vede l'apporto costruttivo dato da queste fondazioni bancarie per
la valorizzazione del territorio, ristrutturazioni e quant'altro.
I finanziatori magari hanno fatto i consulenti, poi i ministri e, per amor di cultura, i professori universitari a loro volta.
Gente di spessore.
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